Momento critico per la crescita mondiale?

Analisi - 19/07/2017

In short
  • L’outlook economico è migliorato e in molti paesi si è presentato un ritorno del l’inflazione , tuttavia gli investimenti d’affari rimangono deboli;
  • La politica economica Cinese è la chiave per la crescita del PIL globale nella seconda metà del 2017 così come il pacchetto di stimolo economico annunciato dal Presidente Americano che è in lento arrivo;
  • L’Eurozona continua a rafforzarsi finanziariamente e politicamente e l’Euro rimane solido;

Dopo le forti attese iniziali di un aumento della crescita del PIL mondiale , i tassi d’interesse e gli scambi sono presto tornati ai livelli pre-elezioni.

Infatti, parte del così detto “commercio riflesso” è stato per buona parte  il risultato di cambiamenti momentanei e ciclici nella politica economica Cinese. La decisione di Pechino di aumentare la spesa per infrastrutture ha portato le imprese statali ad  aumentare l’investimento di capitale del 21% lo scorso anno, facendo compiere un balzo del 15% ai prezzi delle materie prime tra agosto 2016 e febbraio 2017. Il commercio internazionale ha beneficiato delle migliori condizioni dei paesi esportatori di materie prime così come di un rialzo del ciclo produttivo, che dipende ancora dalle  attività d’investimento commerciali. Nel frattempo l’apprezzamento del dollaro americano e la salita dei tassi d’interesse che hanno seguito l’elezione di Trump, hanno limitato la crescita del PIL Americano nel primo quarto del 2017 e non vi è tuttora una data per l’attuazione dei tagli fiscali promessi, come avevamo previsto.

Nei prossimi trimestri, la crescita globale del PIL potrebbe essere rallentata dal recente recesso  dei prezzi delle materie prime.



Nei prossimi trimestri, la crescita globale del PIL potrebbe essere rallentata dal recente recesso dei prezzi delle materie prime. Inoltre, l’impatto effettivo dei tagli fiscali sull’economia reale Americana non verranno percepiti almeno sino all’inizio del 2018, come già abbiamo aggiunto nella nostra previsione.

La regressione nella crescita del PIL dovrebbe tuttavia essere attenuata dalla spinta che la diminuzione dell’inflazione dovrebbe dare al consumo delle famiglie negli Stati Uniti e nell’area dell’euro e dal basso tasso d’interesse persistente.

Come diretta conseguenza ci aspettiamo un moderato rialzo della crescita del PIL Americano al 2,1% quest’anno a seguito del ritmo di 1,6% mantenuto nel 2016. Secondo i nostri calcoli, nel 2018, se parte del programma Repubblicano riguardante i tagli fiscali venisse attuato, l’espansione dovrebbe accelerare ulteriormente al 2,5% . Nel frattempo l’Eurozona beneficerà  di una politica monetaria che rimane accomodante nonché di una crescita continua della spesa pubblica e, soprattutto, della nuova capacità della Banca Centrale Europea di stabilire i tassi d’interesse indipendentemente dalla politica monetaria statunitense. Questi tassi saranno dunque più coerenti con i fondamentali macroeconomici dell’area.

Inoltre, la BCE continua ad esercitare pressioni sulle banche per rafforzare i propri bilanci eliminando gli Npl (prestiti deteriorati ndr), processo che dovrebbe garantire all’eurozona di evitare lo spettro della deflazione in stile Giapponese . Tutto ciò supporta la nostra previsione di crescita del PIL del 1,7% per l’area euro quest’anno che si attesterà all’1,8% nel 2018. In conclusione, finchè la Brexit è un problema prevalentemente Britannico, è improbabile che destabilizzi la zona euro. L’Unione Europea ha già dimostrato di poter fissare  le tempistiche  ed i  termini dei negoziati al Regno Unito. Per quanto riguarda i paesi emergenti, la loro crescita in termini di PIL dovrebbe raggiungere  i 4,6 punti percentuali nel 2017, partendo dal ritmo del 4,1% dello scorso anno, nonostante il recente calo dei prezzi delle materie prime.

Sia nel 2017 che nel 2018, il crescente rapporto Debito/PIL dovrebbe continuare a pesare sulla crescita del PIL globale, che è anche una fonte crescente di instabilità. Tuttavia, l’inflazione di base dovrebbe rimanere debole e questo probabilmente darà spazio alle banche centrali per mantenere le politiche monetarie in vigore ed evitare di aumentare troppo velocemente  i tassi di interesse.

Mathilde Lemoine
Group Chief Economist